| She
Devil
di Scarlet
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"Che cazzo di freddo!"
Zelda soffiò sulle dita gelide nel tentativo di riscaldarle.
La temperatura era ben diversa da quella a cui era
abituata e il suo corpo aveva bisogno di adattarsi.
"Bel cazzo di momento ho scelto per dare le dimissioni
e prendermi un periodo di riflessione!"
Era buio, si guardò intorno e si accorse che si trovava
nel solito vicolo buio con bidone della spazzatura
rovesciato per terra e gatto che smozzicava una lisca
di pesce andato a male.
Decisamente il Dipartimento aveva bisogno di rinnovarsi
un po', nulla di cui stupirsi se Zelda continuava
a fallire!
Mille anni di onorata carriera e ora le consigliavano
di prendersi un anno sabbatico.
Dagli occhi le sprizzarono alcune scintille rosse,
segno che la sua ira stava crescendo e andava diretta
contro qualcosa o qualcuno.
Chi aveva indotto in tentazione Galadriel durante
il suo digiuno?
Chi aveva fatto da custode al Santo Graal meglio di
un cavaliere, seducendo tutti - e proprio tutti! anche
quel cesso di monaco che praticava l'astinenza dall'acqua,
puah! - quelli che erano partiti alla sua ricerca?
E anche se Mefistofele non lo aveva ammesso pubblicamente,
era stato solo grazie alla sua arte oratoria, o meglio
orale, se Faust aveva ceduto la sua anima!
Aveva perfino ricevuto le Corna d'Oro, la più alta
onorificenza mai concessa a una demonessa! Maledetto
maschilismo infernale.
Nessuno era bravo come lei, e nessuno svolgeva con
altrettanto piacere il proprio lavoro.
Tirò un calcio al solito ciottolo, mandandolo a sbattere
contro il bidone.
"Meeeoowwww!"
Il gatto protestò contro l'interruzione del suo pasto.
"Fanculo! Possibile che tutte le volte che mangio
in santa pace deve arrivare qualcuno a rompermi i
coglioni?!"
Zelda lo squadrò con aria di sufficienza, ergendosi
in tutto il suo metro e sessanta.
"Zitto tu, famiglio dei miei stivali! Non sai riconoscere
l'Ira Funesta di una diavolessa quando la vedi? Potrei
friggerti con un'occhiata!"
Il micio, un bel soriano cicciottello, balzò agilmente
sul bidone ponendosi all'altezza di Zelda.
"Mi perdoni, madame! Non l'avevo riconosciuta" si
affrettò a porre rimedio con tono mellifluo, prima
di finire arrostito. Nella sua mente passarono per
un secondo le immagini di quella volta che quasi ci
aveva rimesso la pelliccia per essersi intrufolato
nella cucina del ristorante "Shanghai Surprise" dietro
l'angolo. Già si era visto tramutato in supplì di
coniglio, magia degli orientali!
"Qual buon vento la porta qui? Una Sabba scopereccio?
Riprende l'operazione Sodoma&Gomorra? Si tenta
il premio Nobel per la pace? O si tratta di qualcosa
di più importante? Una così bella demonessa non viene
scomodata per simili cosucce"
Zelda, orgogliosa com'era (l'orgoglio era uno dei
Peccati Base da cui non bisognava prescindere), non
si sarebbe mai mostrata debole davanti a un umile
famiglio, anzi gli untuosi modi del gatto le riscaldarono
il cuore...oops! l'anima...ehm, la riscaldarono, insomma.
Era un po' troppo tempo che Laggiù riceveva solo calci
nel sedere e quei complimenti sortirono l'effetto
desiderato: decise di non friggere l'impertinente
felino.
Il famiglio la guardò con attenzione: la diavolessa
era davvero sexy, con quel miniabito rosso semitrasparente
con due lingue di fuoco che a mala pena arrivavano
a coprire i capezzoli. E quella lunga codina puntuta...
chissà cosa nascondeva!
Sesso. Sesso. Sesso!
Qualche isolato più in là, nella casa che aveva abbandonato
per darsi alla vita da sbandato, c'era una bella micetta
sempre segregata tra le quattro mura... anzi senza
andare troppo per il sottile, nel vicolo vicino c'era
quel gattone pacifico a cui tutti portavano sempre
da mangiare. Un'inculatina gliel'avrebbe data volentieri...
Si rese conto con stupore che era la presenza della
diavolessa a ispirargli quei pensieri e si congratulò
con lei per il suo potere.
Nessuno avrebbe potuto resisterle!
Zelda a quel punto non resse più e si lasciò scivolare
a terra, sedendosi in mezzo alla sporcizia e scoppiando
in un pianto dirotto.
"Col cazzo che nessuno mi resiste!" singhiozzò, "Al
giorno d'oggi ormai nessuno pecca più come una volta.
Tutto è permesso, tutto è lecito. E niente è peccato!"
Tirò su col naso rumorosamente, mentre dei grossi
lacrimoni venivano giù lungo le sue guance, mettendo
a dura prova la resistenza del "Devil Make-up".
"E qual è il risultato di tutto ciò? Che la divisione
Tentazioni Carnali ha previsto duemila tagli e forse
licenzieranno anche me."
Il famiglio la osservò sconcertato, non aveva mai
visto una demonessa piangere se non per indurre in
tentazione qualcuno. E capì il perché: erano ancora
più sensuali quando piangevano!
Le saltò in grembo, facendo le fusa: era provato che
avere tra le mani un animale caldo e peloso aveva
effetti rilassanti sulle persone. E a lui piaceva
da morire il contatto con quel corpo morbido.
"Come ti chiami, bella diavoletta?"
"Zelda" singhiozzò lei "E fino a qualche anno fa ero
la migliore! Chi credi abbia organizzato lo scandalo
Lewinsky? Io! E ora rischio che mi spediscano al reparto
Tentazioni Fiscali, magari in Archivio e mi faranno
indossare un tailleur grigio topo"
Il micio provò orrore a quel pensiero.
"Mi stai dicendo che gli umani non scopano più?"
Zelda cominciò ad accarezzarlo nel verso del pelo.
"Per scopare scopano, ma tu ricordi i bei tempi quando
la sodomia era un peccato? E i pompini? Roba diabolica!
E il sadomasochismo? Qualcosa da tenere nell'ombra,
da non rivelare, da praticare nei sotterranei di casa
propria. I tradimenti! Quelle belle cornificazioni
che sfociavano in delitti d'onore! Ahhh!
Oggi no, è tutto materiale da talk show, da manualistica,
come se fosse bricolage. Il partner va tradito il
venerdì sera, magari si fa pure una cosuccia a tre
o a quattro. E dopo tutti insieme a mangiare in trattoria!
S'è perso il gusto del proibito, perché di proibito
non c'è più niente, e di conseguenza non esiste più
il peccato."
Gli grattò la testa, proprio in mezzo alle orecchie,
dove a lui piaceva così tanto.
"Diciamola tutta, ormai la perversione vera è la castità!
E una come me...è...è..."singhiozzò più forte "fuori
moda!"
Il gatto, tra le carezze della satanica tentatrice
e tutto quel parlare di sesso, ormai non ne poteva
più.
"Posso aiutarti, Zelda! Anzi, so chi può' aiutarti"
La demonessa lo guardò con gli occhi color giaietto
sgranati.
"Tu? E come?"
"Cos'hai da perdere?" replicò il felino saggiamente,
continuando a strusciarsi contro il suo seno.
"Io nulla, ma se mi deludi diventerai supplì di coniglio"
Pochi secondi più tardi, in una nuvola di fumo rossiccio
con contorno di lampi accecanti e puzzo di zolfo,
Zelda e il gatto fecero la loro Apparizione Trionfale
sul tappeto persiano di un salotto con divani color
champagne e una libreria che occupava i due terzi
delle pareti.
"AAAHHHHHHH!!!!" Un urlo li fece trasalire.
"Mi ha portata lui qui!" Si giustificò Zelda porgendo
il gatto alla donna nella stanza.
L'altra esitò per un momento, poi cominciò a tossire
per il fumo che tardava a diradarsi.
"Cagliostro!" esclamò, cercando di prenderlo tra le
braccia, ma il felino schizzò via sparendo.
"E in quale altro modo potevi chiamarti?" rise Zelda
agitando la coda deliziata.
"Io mi chiamo Fiamma, Cagliostro è il gatto..." azzardò
la donna guardandola più incuriosita che spaventata.
"Chi o cosa sei tu?"
Zelda si pavoneggiò in una piccola piroetta, esibendo
le curve perfette e i magnifici capelli rossi che
le ricadevano sulle spalle e gettavano strategiche
ombre sul suo volto.
"Sono una diavoletta tentatrice, cos'altro?"
E così dicendo soffiò sulle sue dita perfettamente
smaltate di color Scarlatto n°666.
Fiamma fu investita da un aroma indescrivibile e penetrante
che le sconvolse i sensi e le portò alla mente immagini
sensuali ed eccitanti, una breve dimostrazione dei
poteri della demonessa, che lasciarono la presa sulla
sua mente non appena il profumo si fu sfumato.
"Se sei qui per tentarmi, mi spiace ma arrivi tardi!"
Rispose la donna con voce resa languida dal Soffio
di Demone. "Da piccola collezionavo 'Cioè' e 'Dolly'
e, dopo una breve parentesi di libri rosa, mi sono
data alla letteratura erotica e alla conseguente implementazione
di quanto appreso. Sai com'è... dalla teoria alla
pratica."
Zelda si lasciò cadere sulla poltrona, sconsolata.
"Allora perché Cagliostro mi ha portata qui?"
La demonessa avrebbe potuto conoscere la risposta
se solo avesse dato un'occhiata alla camera da letto,
dove si stava consumando il più focoso degli amplessi
tra il furbo gattaccio e Beatrice, la micetta che
lo aveva sostituito dopo la sua fuga alla scoperta
del mondo.
"Non saprei," rispose Fiamma, avvicinandosi sempre
più curiosa "Qui l'unica vergine che c'è è la gatta...
Oh, diavolo! Oops, pardon!"
Zelda ridacchiò
"Fa' pure, non siamo così suscettibili come Quello
Lì, noi di Laggiù"
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