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Neverending
di Scarlet

Pagina 3/3

Le accarezzò le natiche con mani sapienti, mentre lei piangeva in silenzio, le orecchie ronzavano, i pensieri erano in un muto subbuglio.
"Signora, mi vuol dire chi ci stava inseguendo?" le sussurrò.
Sara tremò, stavolta di rabbia mista a un immenso sollievo, ed esplose:
"Marco! Sei proprio uno stronzo! Liberami subito oppure io..."
Uno schiaffo sul sedere, non troppo violento ma forte la fece sussultare, zittendola.
L'uomo tirò fuori il sesso, strofinandolo contro le sue labbra rosee, così esposte ed invitanti.
"Non sono Marco, Sara." il suo respiro era affannoso e la voce irriconoscibile ma, sì era lui... "Non era quello che volevi? Non era quello che hai cercato di farmi capire col tuo gioco di stasera?"
La sua voce... le faceva sempre quell'effetto! Sentiva che le entrava dentro come in una cassa di risonanza, vibrando, fin giù verso il sesso. Capì di essere riuscita, finalmente, ad attirarlo nella sua rete. A lui piaceva così, lei vittima e lui cacciatore.
"Sei un porco" gli disse, mentre lui affondava dentro di lei con un colpo secco.
La teneva per i polsi, come se lei potesse aver avuto desiderio di fuggire.
Un altro colpo, forte.
"Ti stai bagnando sempre di più, Sara"
Un altro ancora.
Continuò, con un ritmo interrotto che la faceva gemere di desiderio tutte le volte che si fermava, uscendo del tutto da lei per poi rientrare, bruscamente. E poi ricominciare da capo.
"Ti odio" gli mormorò, e ci credeva, il viso graffiato dallo strofinio sulla cassa di legno scabra e le labbra gonfie per il desiderio.
"Non ho capito" replicò lui, affannato. Si guardò, non era mai stato così grosso e duro, la cappella sembrava stesse scoppiando.
Le strinse forte le natiche, gustando quella carne morbida e liscia sotto di lui. "Eri così eccitante mentre correvi..." si interruppe per sputare su una mano.
Sara trasalì, ma lui non le diede il tempo di preoccuparsi.
Le infilò un dito nel buchino, facendolo entrare ed uscire più volte per inumidirlo bene, poi vi guidò dentro il suo sesso, già abbondantemente lubrificato di umori.
Sara strinse i denti, non lo aveva mai fatto ed era stretta. Il dolore fu lancinante, si sentì spaccare in due.
Lui entrò piano, godendo di ogni millimetro. Usciva del tutto da lei e rientrava per affondare ogni volta un po' di più, facendosi strada con inesorabile decisione.
Lo faceva impazzire la vista dell'anello che si dilatava, modellandosi su di lui per farlo penetrare meglio. Le mise una mano sotto, stringendole la pancia e lei soffocò un urlo mentre l'uomo con un colpo di reni le fu tutto dentro.
"Lo senti fin qui, vero?" e le premette un punto poco sotto l'ombelico. Rimase fermo, dandole modo di sentirlo, di avvertirne la consistenza e abituarsi, mentre le accarezzavava la clitoride.
A poco a poco, sotto le sue esperte carezze, il dolore lasciò il posto a una strana sensazione e Sara contrasse i glutei per sentirla meglio, mugolando.
"Sì...così, brava..." le dita dell'uomo si muovevano sempre più veloci, mentre lei stringeva e rilassava i muscoli intorno al suo arnese. Sentiva il suo fiato sul collo, lì dove ogni tanto la bocca si fermava, non per baciare ma per mordere.

Un leone, un leone che si accoppia, pensò stupidamente Sara, mentre l'orgasmo l'assaliva inatteso e inaspettatamente violento, iniziando da un brivido alla base della schiena che si propagò incandescente dentro di lei fino a strapparle un lungo gemito. Fu il segnale e l'uomo iniziò a pomparla sempre più velocemente. Le tirava i capelli, le afferrava i polsi e infine si ancorò ai sui fianchi, graffiandola. Il viso di Sara continuava a sbattere contro la cassa di legno sulla quale era appoggiata, ma non le importava più, tutto scompariva, tranne quel piacere assurdo, totale...
Finchè lui non si svuotò nelle sue viscere, con un grugnito che aveva ben poco di umano, e si abbattè sul suo corpo, stremato.

Dopo alcuni minuti, si staccò da lei, delicatamente, e si ricompose.
Poi le sciolse i polsi, le fece scivolare la gonna sui fianchi e l'aiutò a rimettersi in piedi.
Sara aveva il cuore in tumulto ma riuscì a tirar fuori un sorriso malizioso mentre si girava verso di lui:
"Sei proprio uno stronzo, Ricca..."
Le parole le morirono in gola.
"Forse è il caso che tu la smetta di fare nomi, Sara. Vieni, ho la macchina qui dietro, ti accompagno a casa." Giulio esibiva un ghigno sardonico "Credo tu ne abbia avuto abbastanza di avventure, per oggi."

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