| Neverending
di Scarlet
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Le accarezzò le natiche con mani
sapienti, mentre lei piangeva in silenzio, le orecchie
ronzavano, i pensieri erano in un muto subbuglio.
"Signora, mi vuol dire chi ci stava inseguendo?" le
sussurrò.
Sara tremò, stavolta di rabbia mista a un immenso
sollievo, ed esplose:
"Marco! Sei proprio uno stronzo! Liberami subito oppure
io..."
Uno schiaffo sul sedere, non troppo violento ma forte
la fece sussultare, zittendola.
L'uomo tirò fuori il sesso, strofinandolo contro le
sue labbra rosee, così esposte ed invitanti.
"Non sono Marco, Sara." il suo respiro era affannoso
e la voce irriconoscibile ma, sì era lui... "Non era
quello che volevi? Non era quello che hai cercato
di farmi capire col tuo gioco di stasera?"
La sua voce... le faceva sempre quell'effetto! Sentiva
che le entrava dentro come in una cassa di risonanza,
vibrando, fin giù verso il sesso. Capì di essere riuscita,
finalmente, ad attirarlo nella sua rete. A lui piaceva
così, lei vittima e lui cacciatore.
"Sei un porco" gli disse, mentre lui affondava dentro
di lei con un colpo secco.
La teneva per i polsi, come se lei potesse aver avuto
desiderio di fuggire.
Un altro colpo, forte.
"Ti stai bagnando sempre di più, Sara"
Un altro ancora.
Continuò, con un ritmo interrotto che la faceva gemere
di desiderio tutte le volte che si fermava, uscendo
del tutto da lei per poi rientrare, bruscamente. E
poi ricominciare da capo.
"Ti odio" gli mormorò, e ci credeva, il viso graffiato
dallo strofinio sulla cassa di legno scabra e le labbra
gonfie per il desiderio.
"Non ho capito" replicò lui, affannato. Si guardò,
non era mai stato così grosso e duro, la cappella
sembrava stesse scoppiando.
Le strinse forte le natiche, gustando quella carne
morbida e liscia sotto di lui. "Eri così eccitante
mentre correvi..." si interruppe per sputare su una
mano.
Sara trasalì, ma lui non le diede il tempo di preoccuparsi.
Le infilò un dito nel buchino, facendolo entrare ed
uscire più volte per inumidirlo bene, poi vi guidò
dentro il suo sesso, già abbondantemente lubrificato
di umori.
Sara strinse i denti, non lo aveva mai fatto ed era
stretta. Il dolore fu lancinante, si sentì spaccare
in due.
Lui entrò piano, godendo di ogni millimetro. Usciva
del tutto da lei e rientrava per affondare ogni volta
un po' di più, facendosi strada con inesorabile decisione.
Lo faceva impazzire la vista dell'anello che si dilatava,
modellandosi su di lui per farlo penetrare meglio.
Le mise una mano sotto, stringendole la pancia e lei
soffocò un urlo mentre l'uomo con un colpo di reni
le fu tutto dentro.
"Lo senti fin qui, vero?" e le premette un punto poco
sotto l'ombelico. Rimase fermo, dandole modo di sentirlo,
di avvertirne la consistenza e abituarsi, mentre le
accarezzavava la clitoride.
A poco a poco, sotto le sue esperte carezze, il dolore
lasciò il posto a una strana sensazione e Sara contrasse
i glutei per sentirla meglio, mugolando.
"Sì...così, brava..." le dita dell'uomo si muovevano
sempre più veloci, mentre lei stringeva e rilassava
i muscoli intorno al suo arnese. Sentiva il suo fiato
sul collo, lì dove ogni tanto la bocca si fermava,
non per baciare ma per mordere.
Un leone, un leone che si accoppia,
pensò stupidamente Sara, mentre l'orgasmo l'assaliva
inatteso e inaspettatamente violento, iniziando da
un brivido alla base della schiena che si propagò
incandescente dentro di lei fino a strapparle un lungo
gemito. Fu il segnale e l'uomo iniziò a pomparla sempre
più velocemente. Le tirava i capelli, le afferrava
i polsi e infine si ancorò ai sui fianchi, graffiandola.
Il viso di Sara continuava a sbattere contro la cassa
di legno sulla quale era appoggiata, ma non le importava
più, tutto scompariva, tranne quel piacere assurdo,
totale...
Finchè lui non si svuotò nelle sue viscere, con un
grugnito che aveva ben poco di umano, e si abbattè
sul suo corpo, stremato.
Dopo alcuni minuti, si staccò da
lei, delicatamente, e si ricompose.
Poi le sciolse i polsi, le fece scivolare la gonna
sui fianchi e l'aiutò a rimettersi in piedi.
Sara aveva il cuore in tumulto ma riuscì a tirar fuori
un sorriso malizioso mentre si girava verso di lui:
"Sei proprio uno stronzo, Ricca..."
Le parole le morirono in gola.
"Forse è il caso che tu la smetta di fare nomi, Sara.
Vieni, ho la macchina qui dietro, ti accompagno a
casa." Giulio esibiva un ghigno sardonico "Credo tu
ne abbia avuto abbastanza di avventure, per oggi."
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