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Neverending
di Scarlet

Pagina 2/3

"Nessuno protesta? Bene, allora comincio io." assunse un'aria pensierosa e con voce modulata prese a dire:
"C'era una volta..." qualche risatina dal fondo accolse l'incipit fiabesco. Sara sorrise, adesso aveva la loro attenzione. Il viso le si illuminò, come accade a tutte le donne che sanno di essere belle e sono abituate ad essere ammirate. Il respiro si fece più profondo e parecchi occhi puntarono verso il suo seno procace, che si alzava e abbassava velocemente.
"La scena si apre: è notte, la strada è appena illuminata dalla luce vacillante di un lampione. Una donna sola cammina velocemente, stringendosi nel soprabito. Il freddo è arrivato presto, quest'autunno. Il rumore dei suoi tacchi è l'unico suono che si avverte, oltre al flebile miagolio di un gatto che fruga nel bidone dei rifiuti. La bestiola fa cadere per terra una lattina, e la donna sobbalza. Improvvisamente altri passi risuonano dietro di lei, quasi inaudibili, ma sempre più vicini."
Sara guardò direttamente lui: la stava scrutando, come da tempo non faceva. Quello sguardo... le bastava così poco per sentirsi fremere.

Gli lanciò la pallina, senza preavviso.
E lui l'afferrò al volo, sorprendendola.
Non si aspettava che fosse così facile coinvolgerlo, lui che era sempre apparentemente distaccato, ed era anche un po' stupita di se stessa: era la prima volta che deliberatamente cercava di provocarlo, invece di attendere che fosse lui a rivolgerle la parola.
Riccardo parlava piano, come chi è aduso ad essere ascoltato e non ha mai avuto bisogno di alzare la voce.
"La donna si guarda intorno, cercando scampo. Avverte una sensazione di pericolo, anche se non le è ben chiaro il motivo. Forse perchè è buio e lei è sola, in una città che non conosce bene ed ha avuto la brillante idea di far tardi davanti alle sue solite scartoffie? Troppo tardi per rimpiangerlo, troppo tardi per recriminare sulla sua squallida vita. Nessuno a cui chiedere aiuto. I passi dietro di lei si fanno sempre più decisi e più veloci. Il cuore le batte all'impazzata. Ha paura. Come sono eccitanti le donne impaurite. Se lei lo sapesse... Ma non lo sa, e comincia a correre"
Sara rabbrividì, le sembrava che Riccardo insistesse in modo particolare su parole come "troppo tardi" e "squallida". La sua bocca aveva una piega sprezzante e vagamente sadica, come se stesse pregustando qualcosa.

La pallina volò dall'altra parte della stanza e Marco la prese al volo.
"Oh...beh, la donna corre, corre, l'uomo le grida qualcosa e lei corre ancora più forte. Ma lui la raggiunge, le mette una mano sulla spalla e le dice: 'scusi, signora, sono dieci minuti buoni che corriamo. Ora me lo dice chi ci sta seguendo?'"
Tutti risero, ormai la tensione che la voce di Riccardo aveva creato era stata spezzata.

Rise anche Sara, nonostante fosse irritata per come era finito il suo giochino, troppo presto, prima che lei avesse avuto la possibilità di stabilire quel 'fil rouge', la sottile e speciale linea di comunicazione che, ne era certa, esisteva tra lei e quell'uomo. Poi qualcuno si mise a raccontare barzellette di dubbio gusto, in attesa che fosse ora di andar via.
Marco si sedette accanto a lei e, approfittando della distrazione generale, le accarezzò il ginocchio, con un fare possessivo che le fece stringere i denti. 
"Ti posso accompagnare a casa, Sara?" le sussurrò con la sua tipica voce da 'ti farò impazzire, baby, se mi prepari la cena' che le provocava l'orticaria.
La mano si mosse per andare più su lungo la rotula ma proprio in quel momento il cinturino dell'orologio si impigliò nelle calze. Un colpetto di polso dato con gran classe e Marco si districò, lasciando un bel buco nella sottile lycra nera.
Gli bastò un'occhiata per capire che i suoi propositi per una serata scopereccia si stavano allontanando sempre più, man mano che la smagliatura correva sotto la gonna, verso quella carne che non avrebbe accarezzato. Non quella sera, almeno.
"Al diavolo!" sbottò Sara tra i denti, alzandosi di scatto.
Raccolse le proprie cose e andò verso il bagno.
Si guardò allo specchio con occhio critico, ammirando le lunghe gambe e le caviglie sottili esaltate dalle scarpe con quel tacco strano tanto di moda, e decise che era meglio uscire senza calze piuttosto che in quelle condizioni. Le gettò nel cestino, dopo averle appallotolate.
Per fortuna un residuo dell'abbronzatura estiva le dava un po' di colore e poi casa sua non era molto lontana.
Quando uscì, gli altri erano già andati quasi tutti via.
Di Marco nemmeno l'ombra, mentre Riccardo era lì, apparentemente indaffarato al telefono.

Ingoiò la delusione e si avviò lungo la solita strada. Un vento pungente l'accolse appena svoltò l'angolo. Si strinse nel corto impermeabile, maledicendo quell'imbranato e ripromettendosi di essere più fredda con lui in futuro. Tanto fredda quanto freddo sentiva adesso.
Si guardò intorno alla ricerca di un taxi, ma era come se piovesse.
La strada sembrava stranamente deserta e gli uffici che vi si affacciavano tanto vuoti quanto erano stati brulicanti di vita poche ore prima ma, in effetti, in quel momento dovevano essere già tutti a mangiare davanti alla tv, o al cinema, o forse a far l'amore... Aveva sempre cercato di seguire il proprio cuore, ma cosa aveva guadagnato? Rapporti sbagliati, giornate intere ad aspettare una telefonata che non arrivava, esplosioni di gioia per un'occhiata fugace. Che stupida! Scacciò questi pensieri, non voleva permettere alla propria mente di scivolare in una zona pericolosa, quella che lei chiamava la "zona-autocommiserazione".
Un lampione si spense d'improvviso e lei fu quasi al buio, ma poi si riaccese quasi subito di una luce più fioca, traballante.
Un formicolio dietro la nuca, Sara cominciò a camminare più velocemente, sentendo il rumore dei propri tacchi battere sull'asfalto.
Un forte rumore metallico, proprio dietro di lei. Sobbalzò e si fermò, allarmata, contro il muro.
Un gatto... uno stupido gatto. Respirò a fondo.
'Stupida tu, che sei così nervosa,' si rimproverò. 'E poi, se ci fosse stato qualcuno, che facevi, ti fermavi?'
C'era qualcuno... Dei passi, proprio dietro di lei. Questa volta ne era certa. Ed erano sempre più veloci.
'Non ti voltare, sta' calma' si disse. 'Marco, maledetto, non dovevi darmi un passaggio?'
Troppo tardi per i rimpianti, non prese nemmeno in considerazione l'idea che potesse essere qualcuno che doveva percorrere la stessa strada. Il suo cuore non voleva saperne di rallentare, così anche le gambe cominciarono a correre. Anche i passi alle sue spalle accelerarono.
I tacchi che tanto le slanciavano le caviglie non erano l'ideale in quel momento. Lasciò cadere la borsa, nella speranza che l'inseguitore fosse interessato solo ai soldi e, svoltato un angolo, si nascose dietro alcune casse di legno accatastate davanti a quello che doveva essere un magazzino, purtroppo chiuso.
Il cuore le martellava nel petto, mentre si guardava intorno cercando una via d'uscita.
Non sentì i passi che si avvicinavano alle sue spalle.
Una mano le coprì la bocca mentre un braccio la strinse in una presa ferrea. Tentò di urlare, di divincolarsi, di mordere, pianse e si dibattè tra l'orrore e l'incredulità.
L'uomo la lasciò fare finchè non si fu stancata, il corpo scosso da violenti brividi.
"Non gridare" le sussurrò all'orecchio. "Hai capito?"
Sara era impietrita, riuscì solo ad annuire intuendo la minaccia di una terribile ritorsione se avesse disobbedito. Lui le sfilò la cintura del soprabito, utilizzandola per legarle le mani. Le sfuggì un singhiozzo, ma le bastò che lui le serrasse una spalla con più forza mentre la faceva chinare in avanti, appoggiandole il busto su una cassa, per zittirla. Le percorse il corpo con le mani, indugiando sulle gambe scoperte e fredde. Poi le sollevò la gonna e tagliò con un temperino quel pezzettino di stoffa nero che rappresentava tutta la sua biancheria, lasciandole scoperto il sesso.

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